Palermo skunk, Palermo cannabis club

Palazzine diroccate, bancarelle di idiomi d’oltreoceano e  graffiti di denuncia sociale (in trash we trust) contornano la Palermo 420. Vucciria e Ballaró rappresentano due quartieri liberi del capoluogo siciliano, soprattutto se confrontati con altre realtà italiane. Perché Palermo conserva altre influenze – è l’ isola che conferma la regola del Bel Paese. In un viaggio carico di stupore, il team di underground cannabis ha scoperto contraddizioni e contesti tanto paradossali quanto affascinanti. 

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Appena scesi dal treno ci avvolgono calore, urla e colore. Fuori dalla stazione ci immergiamo in un qualsiasi vicolo. Il nome della via è tradotto in arabo- un’altra storia. Il centro comincia sulla destra dove i palazzi si fanno precari e dove le urla si autogenerano. Dopo una camminata tra i vicoli antichi, ci infiliamo in una traversa che sfocia in un cortile contornato da palazzi barocchi. Attirati dalla musica reggae, ci avviciniamo a uno degli ingressi. Un ragazzo africano (non specificheremo la nazionalità per motivi di privacy e sicurezza), dopo averci squadrato dalla finestra, ci invita a entrare nel suo locale, privo di insegna e dalla luce soffusa. Chiacchieriamo un po’ e beviamo qualche birra – l’arredamento è scarno, la sensazione è di essere in un pub di giorno, al limite dell’illegalità : una sala principale (che di sera si trasforma in dancehall), poi un’altra camera, due divani, due tavoli. Dopo un paio di minuti, il ragazzo ci domanda se vogliamo fumare. Non esitiamo, i suoi occhi sono sinceri. Compriamo cinquanta euro di skunk (unica varietà disponibile) e consumiamo qualche joints. Non chiediamo la provenienza del ceppo, ma qualche ora più tardi uno studente universitario ci confermerà che “si tratta di ganja autoprodotta. Non so se i proprietari dei club sono collegati ad associazioni mafiose, ma qui in ogni caso si opta per l’autoproduzione: coltivare costa meno di importare- chiunque lo ha capito“. NEWS_106424-1Solo dopo essere usciti al caldo, sul ciottolato ormai evanescente, realizziamo di avere visitato un vero e proprio cannabis club. Non sappiamo se altri locali in altre città propongono lo stesso modello di vendita, ma di certo l’illegalità della ganja è un concetto del tutto relativo in un paese giovane e diviso come l’Italia. In altre parole lo Stato di polizia applicato al nord Italia, in altri contesti non è replicato.

Quando scende la sera ci troviamo in piazza Alberghiera (ocra), che pare un coffee shop a cielo aperto – la musica continuerà fino alle quattro di notte, lasciandoci la consapevolezza di avere visitato una città unica al mondo.

[eng]

Dilapidated buildings, stalls of idioms overseas and  social protest graffiti  (in trash we trust) surround the Palermo 420 Vucciria and Ballarò represent two free districts in the Sicilian capital, especially if they’re compared with the situation of other Italian cities. ‘Cause Palermo keeps other influences. On a trip loaded with astonishment, underground cannabis’ team found contradictions and paradoxical situations such as fascinating.

Just got off the train we feel heat, screams and color. Outside the station we immerse ourselves in any alley. The street’s name is translated in Arab . City center begins on the right, where the buildings are made precarious and where the screaming is generating. After a walk through the alleys, we sneak in a side street that leads to a courtyard surrounded by some baroque buildings. Attracted by reggae music, we get to one of the inputs. An African boy (we will not specify the nationality for reasons of privacy and security), after having squared the window, invites us to enter in his room, devoid of insignia and with a soft light. We chat a bit ‘and drink a few beers – the decor is lackluster, the feeling is of being in a pub during the day, at the edge of illegality: a main room (which in the evening turns into dancehall), then another room , two couches, two tables. After a few minutes, the guy asks us if we want to smoke. we do not hesitate, his eyes are sincere. We buy 6.5 grams of skunk (that it is the only variety available) and we consume a some joints. We do not ask the origin of the strain, but a few hours later a college student will confirm that “We are talkin’bout self-produced ganja. I do not know if the owners of the club are linked to mafia associations, but here in any case you opt for the self: growing costs less than importare- anyone has got it“. When we go off on the cobblestones now vanishing, we realize that we have visited a real italian cannabis club. We do not know if other club in other cities offer the same sales model, but certainly the illegality of ganja is a relative concept in a young and divided country like Italy. In other words the “police state” applied to northern Italy, is not replicated in other contexts.

When night falls we are in Alberghiera square (ocher), which looks like a coffee shop in the open air – the music will continue until four in the morning, leaving us the awareness of having visited a unique city in the world.

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3 thoughts on “Palermo skunk, Palermo cannabis club

  1. Hello,
    I ´m in palermo and i ´m looking for weed…
    I can ´t found the place you have describe in your publication …
    CAN you help me?
    Thanks

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