SOOM T ‘s HERBS

Sumati Bhardwaj è nata a Glasgow trentaquattro anni fa, ora vive a qualche km dalla metropoli, circondata dalla natura – lei crede che cantare sia il segreto e l’essenza della vita, l’unica arma realmente incisiva contro le ingiustizie e le difficoltà quotidiane. Nei suoi occhi vive la determinazione di chi non ha paura e di chi crede che un altro mondo sia realizzabile. Il team di Underground Cannabis ha incontrato la cantante scozzese che ci ha parlato della sua militanza anticapitalista attuata nel proprio stile di vita. L’intervista a Soom T non può che considerarsi una big up.

Nelle tue canzoni prevalgono protesta e anticonformismo. Come avverti il mondo del 2015?
Credo di essere – insieme a tutti – nelle mani delle industrie, delle big companies e dei governi: pare che giochino a sperimentare sulla povera gente nuove forme di prodotti e di commercio – Consideriamo l’acqua per esempio, bene primario cioè preziosissimo: chi la possiede, ha il potere sugli altri. Basta rovesciare una bottiglia da un litro in un depuratore per scoprire quanti metalli pesanti contiene. Il filtro testimonierà per voi. E si sa che molte sostanze, se assunte con costanza, assopiscono l’essere umano rendendolo molle e inattivo . Le multinazionali preferiscono mantenere tali caratteristiche nei propri prodotti, forse per sedare un poco la sete di giustizia del popolo.
In che senso sete di giustizia?
Sono figlia di indiani – mio padre fu gestore di un supermarket: la sua politica commerciale è stata da sempre indirizzata verso il supporto dei piccoli produttori terrieri. Tuttavia nei primi novanta, nel quartiere fu la volta dei grandi supermercati e dei centri commerciali – e le concorrenze sleali, i prodotti importati a basso costo significarono dispersione ed estinzione delle piccole attività a conduzione famigliare. Per questo motivo fin dalla tenera età ho vissuto in prima linea nelle manifestazioni di piazza e gridavo con mio padre che loro non ci avrebbero comprato, per nessun motivo. Purtroppo ha dovuto chiudere i battenti, ché gli affari non funzionarono. Ma lottò con forza, sempre.
La violenza può essere una risposta?
In parte. Il mio piano d’azione consisterebbe in ciò: insieme alla mia gente imbraccerei un fucile, andrei in parlamento e direi a loro, ai dirigenti del cazzo: “ok ora voi ve ne andate: noi come voi possiamo spararvi; ma non lo faremo perché siamo creature di Dio, e non ammazzeremo un uomo neanche per sogno, ma attenzione, possiamo farlo perché come voi siamo uomini, quindi cortesemente basta stronzate e alzate il culo”. Ecco cosa direi.
E nella vita quotidiana come agisci per essere coerente con la tua idea?
Vivo nella natura e mi curo con essa. Raccolgo erbe selvatiche, depuro l’acqua, uso spezie e cerco di nutrirmi solo di alimenti veri. E soprattutto canto, perché qualunque cosa si risolverebbe con la musica. La propria voce crea vibrazioni dentro il corpo – ottengo rilassamento e serenità mentale – fondamentali per vivere in società e per rapportarsi.

Come reputi la situazione della cannabis in Scozia?
In Scozia la ganja è abbastanza tollerata, non è difficile reperirla. Ma se la police trovasse piante in casa tua, allora saresti fottuto: ti spetterebbe la prigione.
E altrove?
È evidente che i governi, nonostante si tratti di una medicazione naturale, tentano di renderla un tabu, al fine di spacciare le proprie droghe (le medicine) tramite i rappresentanti delle case farmaceutiche (i medici). Io non fumo molto ma credo nella cannabis, potentissima pianta officinale – il cbd oil è l’ultima frontiera della canapa medica e se non vivessimo in un mondo alla rovescia, si tratterebbe di una medicina comune, distante dal concetto di droga. Oggi in California molti bambini lo assumono per curarsi da leucemie e glaucomi, ma altrettanti politici in giro per il mondo storcono il naso, accostando l’estratto curativo alla cultura dei fumatori, minaccia per governi. Ripeto: il nostro mondo è all’ingiù e chi dovrebbe curarci ci droga e viceversa.
Prospettive?
Qualche anno fa in India durante una manifestazione, un ragazzino di dieci anni fu preso per il collo da un poliziotto. Il piccolo si dimenava con tale forza, che nel giro di pochi secondi riuscì ad attirare l’attenzione degli altri manifestanti, i quali scagliandosi sul poliziotto riuscirono a salvarlo. Fui impressionata perché gli occhi del bambino erano quelli di chi non si sarebbe arreso. I giovani di oggi possiedono determinazione e avranno la forza per sovvertire ciò che è controproducente. Ne sono convinta.

https://www.youtube.com/watch?v=tYm2Kbe4Lv4

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s