CHILUM CHALICE, RASTA, JAMAICA

Erba e spirito sono elementi inscindibili in alcune parti del mondo – le culture dei popoli lo dimostrano.
Per esempio chi appartiene al movimento rastafariano, durante i momenti di meditazione e riflessione (chiamati reasoning, cioè ragionamento),  spesso ripete quattro fasi : 1.concentrazione e preghiera, 2. inalazione di marijuana, 3. passaggio dell’oggetto col quale si aspira, 4. concentrazione e dialogo – Letture sacre, discussioni religiose e politico-sociali, pensieri dal profondo e confronti interiori, caratterizzano questi momenti rituali vicini alle preghiere delle religioni mainstream.  Vi suggeriamo di guardare questo bel documentario, un po’ datato, ma molto sincero e veritiero
https://www.youtube.com/watch?v=BDBzHhF0Prs .
Uno degli oggetti più utilizzati per le sante fumate di gruppo è chiamato Chalice (o chilum chalice), cioè calice; è spesso ottenuto dalle noci di cocco. Così:

Secondo alcune credenze, all’interno del Chalice, convivono i quattro elementi: aria, fuoco, terra (noce) e acqua (riposta al fondo del contenitore per permettere al fumo di raffreddarsi). Esistono molti libri, saggi e pagine internet (uno è questo) dedicati all’uso del chalice nel rastafarianesimo, termine peraltro utilizzato in giamaicano per descrivere l’erba stessa. Vi suggeriamo di guardare qualche video per comprendere al meglio l’affinità e la vicinanza che i popoli caraibici posseggono nei confronti di questo oggetto al limite della sacralità e vi citiamo le parole di Charles Price autore del libro Becoming Rasta: Origins of Rastafari Identity in Jamaica , pubblicato nel 1963 dalla New York University Press, concernente la vita religiosa rastafariana nei dintorni di Kinston a metà del ventesimo secolo:

“Svariati rituali e interazioni-modello  forniscono contesto e significato affinché siano possibili il  trasferimento di informazioni culturali e il lavoro di costruzione di identità. Per esempio, l’atto talvolta vagamente scontato di fumare il CHALICE può fornire un quadro utile per un elaborata configurazione dell’attività attraverso cui l’identità e le pratiche Rastafari sono eseguite ed affermate.
Un giorno, dopo un meeting Rastafari a Kingston, stavo viaggiando con Fratello Yendis che si fermò per far visita ad alcuni amici che conosceva -per avere un po’ d’erba – (…) una volta entrati nel cancello vidi una dozzina di rastafariani impegnati in conversazione e intenti a caricare il chalice. Uno dei rastafariani era intento a tagliuzzare una o due oncie di ganja. (…). Il chalice fu portato altrove, disassemblato per la pulizia e assemblato nuovamente. Il braciere, grosso tre pollici era infilato in una noce di cocco, la quale conteneva acqua sul fondo. Opposto al braciere si trovava un cavo, un tubo di plastica, forse un tubo per un motore di un automobile. Poi il più giovane tra i rastafariani che aveva preparato il chalice lo porse a Fratello Yendis, che rise col suo solito Heh- ehe. Poi, con un tono basso destinato a crescere, cominciò a dire: “Lasciaci dire una preghiera, per sua Maestà, Haile I, Selassie I, Jah Rastafari”.

https://www.youtube.com/watch?v=MeBPBN3zVDo

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